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Dovendo finalmente iniziare a scrivere qualcosa
di concreto per il nostro “sito di riferimento”, sono stato assalito da
un dubbio atroce e mi sono chiesto : può una qualsivoglia rassegna
musicale iniziare senza un doveroso tributo al complesso musicale più
importante di tutti i tempi? La risposta è stata: No!
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Che cosa si puo dunque dire dei Beatles che non sia già stato detto?
Assolutamente nulla. Tralasciando le vicende biografiche che sono
arcinote, essi sono probabilmente l’esempio più fulgido di musica
popolare in cui qualità e successo hanno coinciso perfettamente. Non
solo hanno dominato le classifiche di un decennio intero e venduto più
dischi di ogni altro artista ma la loro musica è presente oggi più che
mai. Troppo spesso la musica pop sforna sedicenti artisti, fenomeni più
o meno da baraccone creati a tavolino in men che non si dica, per
vendere di più, più in fretta possibile, sfruttando le mode del momento
– I Beatles crearono un nuovo modo di fare musica: sfruttarono
l’isteria che seguì le loro prime apparizioni per poi portare idee
sempre nuove i cui echi riverberano ancora oggi. Poche Bands possono
vantare una tale evoluzione all’interno della loro carriera, ancora
meno possono vantare una serie così straordinaria di dischi innovativi,
iconici e duraturi come Rubber Soul, Revolver, Sgt. Pepper's, Magical Mystery Tour, The Beatles, Abbey Road e Let It Be.
La loro musica epitomizza lo spirito di libertà degli anni ’60 e sembra
non temere lo scorrere inesorabile del tempo; è allo stesso tempo un
viaggio magico nella nostalgia per i ventenni di allora e una
sorprendente scoperta per i giovani di oggi. I loro dischi hanno la
vitalità e lo spasso della musica popolare unito allo spessore
culturale tipico di forme musicali riconosciute come più “alte”. Tutto
ciò che riguarda i Beatles è pura magia: si può avvertire quasi un’aura
di divinità nella loro musica, resa però con parole così vicine alla
sensibilità comune; essi crearono melodie fra le più belle e
liricamente ispirate, molte delle quali nascoste fra vere e proprie
scintille di humor e simpatica follia. Erano quattro ma in realtà erano
un’unica entità, fugaci stelle che non saranno mai dimenticate.
Per
la fredda cronaca I Beatles sono considerati uno dei fenomeni musicali
più significativi anche a distanza di decenni ormai; non a caso
l’autorevolissima rivista “Rolling Stone” li ha dichiarati di recente
"Il gruppo musicale più importante e influente del XX secolo".
Il più grande complesso di tutti i tempi ha avuto vita piuttosto breve; un' esperienza
durata solo 8 anni, dal 1962 al 1970, che non gli ha impedito di vendere oltre 500
milioni di dischi (la EMI azzarda addirittura la cifra di un 1 miliardo,
comprese tutte le ristampe che escono regolarmente ancora oggi).
Con tutta probabilità non ci sarà mai più
un altro complesso così popolare ed acclamato dalla critica al tempo stesso.
Per le poche persone che si chiedessero
chi erano mai questi Beatles, potrei rispondere brevemente come segue: Il primo
gruppo nella storia a scrivere, registrare e suonare dal vivo la propria
musica; fra i primi ad inserire elaborati arrangiamenti orchestrali nelle loro
canzoni; fra i primi gruppi pop ad ispirarsi ad altre culture musicali (in
particolare quella indiana); fra i primi a realizzare un concept
album, metallari ante-litteram, psichedelici della
prima ora; innovatori nel costume e nelle tecnologie in studio di
registrazione; il primo complesso ad annientare lo strapotere americano e
apripista per altri gruppi stranieri in un mercato che all’epoca era a dir poco
impenetrabile (fenomeno non a caso ribattezzato “british invasion”). I Beatles furono tutto questo e molto altro ancora.
Paradigmatico per
capire l’importanza dei Beatles è l'album “Sgt. Pepper's Lonely
Heart Club Band” del 1967 che provoca un vero e proprio
terremoto nel panorama musicale. E' il disco che più di altri sancisce il definitivo superamento del cliché
della musica popolare, fatto di strofa-ritornello-strofa, e l’approdo in territori fino allora inesplorati per la musica e soprattutto per la
registrazione in studio. Ogni sorta di diavoleria tecnologica è
utilizzata per creare suoni mai riprodotti prima e dar luogo alle bizzarre idee,
in bilico fra poesia e nonsense, di Lennon e compagni. Saranno necessarie più di
700 ore di registrazione e orchestrazione per portare a compimento l’opera,
nonché lo sviluppo di sofisticate tecniche
ancora oggi valide nonostante
l’avvento delle tecnologie digitali. La copertina stessa è un opera
d'arte contemporanea entrata nell'immaginario collettivo. Accanto ai Fab Four,
ritratti in sgargianti uniformi di raso fatte su misura, campeggiano
una cinquantina di sagome di cartone di personaggi famosi (fra cui le
statue di cera degli stessi Beatles!), il tutto in un tripudio
psichedelico di fiori e colori. Non male, visto che lo standard
dell'epoca in fatto di copertine era ancora quello di ritrarre gli
artisti, orgogliosi di sfoggiare improbabili capigliature
impomatate, in pose semiserie!
I Beatles elevarono di fatto la musica pop
da semplice momento di svago per le masse a forma d’arte contemporanea,
sdoganandola dalla condizione di parente povera della musica classica e jazz in
cui sembrava essere sempre stata relegata da sempre.
La storia
è ancora più significativa se consideriamo il fatto che i Beatles come
musicisti erano praticamente digiuni di teoria musicale classica, incapaci di
“leggere” la musica secondo i canoni di una qualunque accademia. Questo per
dire che, in ogni forma d’arte, il capolavoro spesso scaturisce più dall’armonica
proporzione delle parti (in questo caso idee e suggestioni musicali) che
dall’arido virtuosismo fine a se stesso.
Canzoni preferite:
Proprio in questi giorni stavo
risentendo i loro dischi e mi sono reso conto che forse non esiste una canzone
che possa essere definita “brutta” in senso assoluto, mentre sono tantissime
quelle ispirate e decine quelle a dir poco meravigliose. La track-list sottostante è
volutamente ridotta ed include i miei pezzi preferiti che possono essere
indicativi della grandezza di questo complesso musicale. Dal momento che
probabilmente tutti avrete sentito almeno una volta nella vita qualche loro
canzone vi invito a suggerire le vostre preferite, magari motivando il perchè
(senza
un preciso ordine di merito):
- A Day In The Life (da “Sgt.
Pepper's Lonely Heart Club Band”)
- Happiness is a warm gun (da “The
Beatles”)
- I’so tired (da “The Beatles”)
- Help (da “Help”)
- A Hard day’s night (da “Hard
day’s night”)
- Come together (da “Abbey Road”)
- And your bird can sing (da “Revolver”)
- Taxman (da “Revolver”)
- While My Guitar Gently Weeps (da
“The Beatles”)
- I’m the walrus (da “Magical
Mystery Tour”)
- Something (da “Abbey Road”)
- I Want You (She's So Heavy) (da “Abbey Road” )
- Revolution #1 (da “The
Beatles”)
Album Consigliati:
Revolver - 1966
Sgt. Pepper's Lonely Hearts
Club Band - 1967
The Beatles (White Album) - 1968
Abbey Road - 1969
Alcune Frasi Famose:
- “Adesso siamo più famosi di Gesù Cristo. Non so
chi arriverà per primo se il rock ‘n’
roll o il cristianesimo”
(John Lennon –1966)
- "I Beatles non sono semplicemente brutti. Sono
incredibilmente orribili, così non musicali e dogmaticamente insensibili alla
magia dell’arte che possono essere considerati le teste coronate dell’anti-musica"
(William F.Buckley Jr., scrittore americano)
- Se tutti chiedessero la pace anzichè un altro televisore,
allora sì che ci sarebbe veramente la pace.
(John Lennon)
- Credo a tutto, fino a prova contraria. Credo nelle fate, nei
maghi e nei draghi. Tutto ciò esiste, anche se soltanto nella tua mente. Chi
può dire che i sogni e gli incubi non siano veri allo stesso modo della vita reale
(John Lennon)
- “I’ve got blisters on my
fingers!!!” - trad. “ho le vesciche sulle dita”
(urlo di Ringo Starr che può essere ascoltato nell’album The
Beatles al termine dell’esecuzione del brano tiratissimo Helter Skelter)
- Il manager di una nota casa discografica :“Mi spiace Mr.
Epstein (*) ma per i gruppi con le chitarre elettriche non c’è futuro!”
(*) Brian Epstein (1928-1967) e’ stato il manager dei Beatles.
Suo è gran parte del merito per la scoperta e la successiva promozione del
quartetto di Liverpool. Egli fu anche un ottimo collante per la compattezza del
gruppo. Dopo la sua morte i Beatles iniziarono a perdere coesione,
sciogliendosi nel giro di pochi anni.